Come si protegge la razza asinina? Parla Isabella Massafra

Sono andata a Russoli a vedere gli animali e ho cercato di ricostruire ciò che è accaduto negli ultimi tempi attorno a questa azienda, una delle più belle perle, disseminate sul nostro territorio.
In agro di Martina e Crispiano, di proprietà della Regione Puglia, con superficie pari a 200 ettari, di cui il 50% a destinazione boschiva e l’altro 50% a seminativo consociato all’olivo con un fabbricato, l’azienda Russoli è importante perché è sede del Centro per la Conservazione del Patrimonio genetico dell’asino di Martina Franca , razza considerata a “Grado di rischio critico” nella classificazione della FAO.
Per diversi anni, l’azienda è stata gestita dalla ex forestale, oggi Ufficio territoriale per la biodiversità di Martina Franca, mediante una convenzione con la Regione, scaduta il 24/01/2005 e rinnovata fino al 24/01/2007.
E’ proprio in questo periodo che si sviluppa una discussione attorno alle diverse ipotesi di utilizzo e gestione dell’azienda, che devono fare i conti con la tipologia e classificazione del bene regionale, avendo riguardo della sua natura, delle sue caratteristiche e della sua destinazione.
La masseria Russoli nella classificazione regionale è inalienabile, in quanto assolve a funzioni istituzionali di carattere regionale: è utilizzata per la preservazione della razza dell’Asino di Martina.
E allora il problema che si pone è: come si tutela sul serio la sopravvivenza dell’asino di Martina?
E’ compatibile questa funzione istituzionale di tutela con ipotesi di sfruttamento delle materie prime, quali il latte d’asina, o la carne così come sembra sia stato proposto dalla società Onos, con sede in Palagiano, che ha richiesto oppure ha ottenuto promesse di convenzionamento dalla Regione?
Oppure è necessario preservare il latte delle fattrici, di numero esiguo (255 in tutto, tra quelle presenti nel centro e quelle sparse su tutto il territorio nazionale) al solo scopo dell’allattamento dei puledri?
E come si risolve il problema della consanguineità della razza dato il numero esiguo dei capi?
Su questo si sta discutendo, affidando il risultato a una studio della Facoltà di Agraria di Bari, a cui si è rivolto l’Assessorato all’Agricoltura della regione Puglia.
E’ un compito quello della tutela, che impedisce un approccio di convenienza economica. Paradossalmente questo aspetto non ci deve proprio preoccupare e anzi, se vogliamo sul serio mettere giù le mani dagli asini di Martina Franca, dobbiamo contrastare coloro che, anche in buona fede, propongono un utilizzo degli stessi in funzione di ricavi economici che presentano , bontà loro, come utili per la collettività.
E’ una visione miope che prescinde dal compito istituzionale della Regione.
Pertanto tutti coloro che amano gli asini e li vogliono proteggere devono chiedere alla Regione, come ha fatto il consigliere regionale Donato Pentassuglia, di adoperarsi in tempi rapidi a dare soluzione definitiva al problema, coinvolgendo l’Associazione degli allevatori e garantendo i diritti dei lavoratori, che hanno condotto l’azienda in tutti questi anni, escludendo qualsiasi ipotesi di utilizzo dell’azienda per fini che non siano quelli stabiliti dalle norme vigenti.
Giù le mani, quindi, dagli asini di Martina.

Coordinatrice CGIL Martina Franca
Isabella Massafra