C’è un silenzio denso, quasi sacrale, che avvolge il chiostro ancor prima che la prima parola scivoli dalle labbra dell’attrice. In quell’architettura racchiusa – da sempre spazio di meditazione, custodia e sguardo interiore – prende vita Heroides – l’isola delle vane parole, il nuovo e folgorante lavoro della realtà teatrale “Teatro? Sì, grazie!”, realizzato con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Martina Franca. Sotto la sapiente e raffinata regia di Giovanni Di Lonardo, un bene culturale storico-artistico si spoglia della sua staticità monumentale per farsi materia viva, scenario drammaturgico ed emersione poetica.
Il punto di partenza della messa in scena è il capolavoro di Ovidio: quelle epistole d’amore immaginarie che, duemila anni fa, diedero per la prima volta un’anima e un corpo alle eroine del mito classico. Ma laddove il testo latino tesse la memoria della lontananza, la visione di Di Lonardo trasfigura il chiostro in un’isola illusoria dai confini netti e inesorabili. In questo spazio catartico, le parole non sono semplice recitazione: passano al vaglio spietato e dolcissimo del cuore e della mente.
Il pubblico attornia la scena come da imbarcazioni alla deriva sul mare, testimone silenzioso di una comunità di sguardi. Lo spettatore non è chiamato a un ascolto passivo, bensì all’atto profondo del conforto, dell’attenzione e della cura, offrendo alle protagoniste quel rifugio che la storia e gli uomini hanno loro negato, affinché nessuna di loro sia più costretta ad affrontare la propria solitudine.
«Un’isola che è campo d’indagine interiore dove queste figure si muovono interconnesse: ognuna è sé stessa ma anche ombra del vissuto emotivo delle altre. Le parole scritte, scagliate, urlate con disperato pathos – per quanto condannate a restare senza risposta – sprigionano la potenza di un rivoluzionario percorso di autoconsapevolezza».
La potenza drammaturgica dell’universo femminile
L’elemento straordinario di questa messa in scena risiede nell’esaltazione vibrante e appassionata delle figure femminili dell’antica Grecia. Otto storie intensissime si susseguono e si intrecciano con prodigiosa armonia. Da Elena (nel suo nome “la più bella di tutte”) ad Arianna (famosa per il suo “filo”), passando per Didone, Penelope, Briseide, Medea, Ipsipile e Fedra, spogliano i propri nomi dal peso del mito per svelare l’umanità più cruda, intima e dolorosa. Ammaccate, ferite, rabbiose, eppure dotate di un’eleganza espressiva disarmante, le donne si rivolgono invano a quegli uomini assenti che ne hanno causato il tormento.
Nei loro monologhi, intessuti di uno straordinario impeto emotivo, si avverte una tensione contemporanea bruciante. Ogni spettatrice – e ogni spettatore – ritrova in queste parabole umane l’eco di risvolti interiori universali. Le eroine non sono più soltanto icone dell’antichità, ma specchi lucenti nei quali si riflettono le fragilità, la rabbia e la forza del nostro tempo.
La regia di Giovanni Di Lonardo lavora con estrema delicatezza sui corpi, sui ritmi e sullo spazio. La sua è una direzione pulita, asciutta ma carica di pathos, capace di orchestrare le interpreti in un dialogo continuo tra individualità e coro. Le figure si muovono come ombre l’una del vissuto dell’altra, creando un’atmosfera sospesa tra l’onirico e il tragico. Un plauso va all’organizzazione di Laura Sammataro (anche intensa interprete) e a tutto il cast femminile (Rosanna Buonfrate, Angela De Bellis, Mariangela Drammissino, Marianna Mariano, Livia Mariella, Monica Montanaro, Laura Sammataro, Giusy Scarnera), capaci di toccare corde di pura commozione.
o.cri.
- ph. Pierfrancesco Lafratta
- ph. Pierfrancesco Lafratta


