Don Antonio Corrente, 100 anni su questa terra, da 78 al servizio della Chiesa

Ogni giorno il sacerdote, che mantiene ammirevole lucidità, eleva preghiere per la Chiesa universale e in particolare per la sua comunità parrocchiale del Divino Amore, a Martina Franca.


Ha ben 102 anni il sacerdote più anziano dell’arcidiocesi, compiuti domenica scorsa, 7 giugno, circondato dall’affetto dei suoi cari. Si tratta di mons. Antonio Corrente, canonico onorario del Capitolo Metropolitano, al quale l’arcivescovo mons. Filippo Santoro ha fatto pervenire un messaggio di auguri. Da qualche tempo non si reca più a celebrare nella sua chiesa parrocchiale, intitolata al Divino Amore, in zona Palombelle, alla periferia di Martina Franca ma ogni giorno il presbitero riceve la comunione del suo parroco, mons. Giuseppe Ancora e non mancano le visite di mons. Peppino Montanaro, che a lungo ha guidato quella comunità e al quale ora è affidata la basilica di San Martino. Ogni mattina l’anziano sacerdote riceve la Comunione e non trascura la preghiera: ogni sera recita il santo rosario assieme alla nipote, con la quale vive, e la liturgia delle ore, aiutandosi con l’audio del tablet. Don Antonio Corrente conserva ancora nitidi i ricordi della giovinezza, soprattutto degli anni venti, quando era aspirante di Azione Cattolica nella parrocchia di San Martino, sotto la guida di don Olindo Ruggieri. Di quest’ultimo egli ricorda le catechesi sul valore della grazia e del battesimo, che gli fecero nascere la vocazione, maturata durante la missione a Martina Franca dei padri benedettini di Parma, grazie ai quali sorse l’abbazia di Noci. E poi, l’ingresso in seminario, a 12 anni, in un cammino verso il sacerdozio conclusosi il 5 luglio del 1942 con la cerimonia dell’ordinazione. Complessivamente, come ha ricordato l‘arcivescovo nella recente messa crismale, sono ben 78 gli anni della sua vita presbiterale.

“Molte cose sono cambiate da quando ero giovane prete – ci riferì un paio di anni addietro, quando lo intervistammo”

Ne avrebbe di cose da raccontare! Preferisce però puntare la sua attenzione sull’evoluzione del modo di concepire il sacerdozio, specialmente fra le ultime generazioni. “Molte cose sono cambiate da quando ero giovane prete – ci riferì un paio di anni addietro, quando lo intervistammo”.

di Angelo Diofano – Nuovo Dialogo