Discorso dei Ceri 2022. “Bisogna mettere la persona al centro della nostra azione amministrativa”

Gianfranco Palmisano

Di seguito il primo discorso dei ceri del sindaco di Martina Franca Gianfranco Palmisano (sabato 9 luglio 2022)


Un caloroso saluto all’Arcivescovo, Monsignor Filippo Santoro, al Rettore della Basilica don Peppino Montanaro, a tutte le autorità religiose, civili e militari, alle associazioni qui rappresentate, a tutte le concittadine e i concittadini che oggi hanno voluto stringersi con le istituzioni in un abbraccio a San Martino e Santa Comasia.

Un cordiale saluto al Vice Prefetto, la dott.ssa Ruocco, all’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia e al Consigliere regionale Giacomo Conserva. Consentitemi un particolare saluto al Colonnello Donato Barnaba, comandante del 16° Stormo, e al Capitano dei Carabinieri, Silvana Fabbricatore che quest’anno si sono uniti a noi per la prima volta in questa cerimonia.

Nel salutare loro, approfitto per ringraziare tutte le Forze dell’Ordine che, quotidianamente, operano sul nostro territorio. Sono molto felice di salutare e presentare alla città la nuova Giunta e il Consiglio comunale: auguro a noi tutti un buon lavoro per il bene della nostra comunità e sotto la protezione dei nostri Santi Patroni a cui, oggi, con l’Offerta dei Ceri, rinnoviamo la nostra devozione.

Luogo per eccellenza della vita democratica, il Consiglio Comunale sarà impegnato, nel prossimo futuro, a compiere scelte importanti di programmazione e pianificazione urbana per favorire gli investimenti e generare lavoro. Terminata la campagna elettorale, sono fiducioso che tutti i Consiglieri daranno il proprio contributo in un clima di collaborazione fra maggioranza e opposizione.

Tutti saremo impegnati ad ascoltare i cittadini e ad interpretare le loro esigenze.

La politica, perdendo quel ruolo di guida assoluta, svolge sempre più un ruolo di coordinamento tra le parti, sull’insegnamento del compianto Guglielmo Minervini, che considerava la pratica politica come “strumento generativo di comunità, fondata sull’ascolto, per individuare risposte concrete ai bisogni e alle aspettative, al fine di favorire uno sviluppo armonico del territorio”.

In tal senso la partecipazione non è più un diritto ma un dovere su cui si fonda l’essere cittadini di Martina Franca, parte di una comunità. Cari amici, non potete nemmeno immaginare l’emozione che sto provando in questo momento. Per 10 anni ho assistito alla Cerimonia dei Ceri come Assessore, sedendo insieme ai colleghi di Giunta fra i banchi di questa bellissima Basilica.

Già allora sentivo l’impegno di operare bene per la città. Oggi, emozionato come non mai, sento forte la responsabilità di amministrare il bene comune e di non deludere i miei concittadini. A loro chiedo di starci vicino, di parlare con noi, di essere le nostre sentinelle. Sarà cura di questa Amministrazione eliminare le barriere alla partecipazione e alla condivisione, consapevole che ogni cittadino può e deve fare la propria parte. La città nostra è culla di eccellenze artistiche, culturali, imprenditoriali e accademiche e abbiamo il dovere di valorizzarle perché partecipino allo sviluppo della comunità.

Una comunità che è chiamata ad affrontare tante e nuove sfide che saranno più facili se faremo rete con nostri vicini della Valle d’Itria. Stare insieme sarà la prerogativa di questa Amministrazione che si impegnerà per avviare il processo dell’Unione amministrativa dei Comuni e la creazione di un unico brand.

Alla mia emozione personale per il ruolo che sono chiamato a svolgere si unisce quella data nel rivedere questa Basilica, Monumento di Pace, gremita di gente dopo due anni di restrizioni. Veniamo da un periodo difficile, sofferto, a causa della pandemia (purtroppo non ancora terminata) che ci ha costretti a rinunciare a tanti momenti di incontro e di condivisione, che ha provato tante famiglie, anche della nostra città, portando via gli affetti e gli amici più cari.

Che ci ha fatto scoprire anche quanti martinesi, associazioni, operatori economici e singoli sono stati capaci di aiutare chi era in difficoltà, mettendo in pratica l’esempio del dono del mantello di San Martino. Una voce di riguardo meritano, per essere costantemente al fianco delle istituzioni nei momenti di massima allerta, le organizzazioni del volontariato che a Martina raggiungono livelli di grande professionalità. Sempre pronti a dare senza mai chiedere nulla in cambio. In linea con i valori della comunità martinese, rappresentano un tassello insostituibile della città.

Gianfranco Palmisano

L’esperienza di San Martino, il suo mantello condiviso col povero, ci indicano senza esitazioni la strada della solidarietà. Che il nostro Patrono ci illumini sempre, nelle vesti di amministratori, lungo questo percorso pieno di difficoltà. A Santa Comasia chiediamo il Dono della Sua Virtù da trasfondere nel tentativo di offrire sempre maggior benessere alla Comunità dei Martinesi.

Ma l’ora più buia ci ha lasciato una lezione importante. Siamo una “comunità di destini”. Voglio utilizzare questa definizione di Max Weber o, per dirla con l’immagine dal forte valore simbolico di Papa Francesco che è anche un invito al coraggio e alla speranza: “Ci siamo resi conto di trovarci tutti sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati ma nello stesso tempo tutti importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme”. Il mio auspicio è che non solo noi amministratori ma ogni singolo cittadino si riconosca in questa comunità di destini – o in questa barca, come preferite – che è la nostra bella e amata Martina e si senta importante nel dare il suo contributo alla costruzione di un destino comune che guarda soprattutto al futuro delle nuove generazioni.

Lavorare per un destino comune significa lavorare per il bene della collettività. E possiamo farlo tutti insieme guardando anche ai Comuni vicini della Valle d’Itria. Progettare e realizzare interventi per migliorare la vivibilità di Martina significa mettere al centro della nostra azione amministrativa la persona, significa rivolgere la nostra attenzione soprattutto ai più fragili e ai più bisognosi, perché l’emergenza sanitaria del Covid ne ha provocata anche una economica che ha messo a dura prova il tessuto imprenditoriale e il bilancio di tante famiglie.

Tutto questo fa parte di un “cantiere di speranza” che abbiamo aperto simbolicamente per prenderci cura della nostra casa comune e per dare vita ad una città solidale e sempre più accogliente, la Martina del futuro da costruire insieme. Su questa visione i nostri concittadini ci hanno onorato della loro fiducia.

Per questo abbiamo scelto dei nomi innovativi e soprattutto empatici per gli assessorati: Assessorato alla Visione, al Futuro, alla Crescita, all’Ascolto, alla Creatività, all’Accoglienza, alla Sostenibilità. Dietro ad ogni assessorato non ci sono solo deleghe burocratiche ma impegni, obiettivi, persone, gruppi di lavoro pronti ad operare in sinergia e a condividere con i cittadini le scelte importanti. Autorità, cittadini, la potente simbologia dell’offerta dei Ceri sintetizza tutte le nostre speranze. In essa convivono la nostra carità, la fede profondissima, la pietà popolare e la vibrante richiesta di protezione per le nostre famiglie. Vi convivono le aspettative di un popolo che si è distinto anche per il genio assoluto nelle arti.

La cultura martinese nella sua interezza è un biglietto da visita eccellente per la nostra Città, rappresentata da istituzioni di grande prestigio internazionale, penso al Festival della Valle d’Itria, che ne affermano l’immagine in tutto il mondo. Un caro saluto al Presidente Punzi che vedo fra i banchi. Sapremo offrire risposte serie anche alla galassia di associazioni culturali e di associazioni sportive (i cui recenti successi ci rendono orgogliosi): il loro impegno qualifica Martina Franca come punto di riferimento assoluto nel panorama nazionale.

Da questa sede approfitto per esprimere le mie congratulazioni ad un amico, Mario Desiati, vincitore, nei giorni scorsi, del Premio Strega con il suo romanzo “Spatriati”. Vi confesso che il suo modo di raccontare la nostra Martina, la nostra Valle d’Itria, la bellezza della campagna e del centro storico mi ha emozionato. Vorrei, inoltre, fare un plauso a tutti i sodalizi laici e di laicato al servizio della Chiesa come le società di mutuo soccorso e le confraternite che hanno saputo ritagliarsi uno spazio importante non solo sul fronte spirituale ma anche su quello culturale della difesa dell’ingente patrimonio artistico.

Fra le tante eccellenze del territorio non posso non menzionare l’industria manifatturiera. Martina Franca vanta ancora solide realtà in ambito manifatturiero che sono capaci di rispondere, con produzioni di alta qualità, alle insidie dell’economia globale.

Ma è sotto gli occhi di tutti come i continui boati di guerra stiano minando, alla base, la lunga catena degli opifici artigianali che rappresentano la spina dorsale della nostra economia insieme al commercio. Le ripercussioni della guerra si stanno manifestando in tutti i campi, a partire da quello energetico dove, oggi più che mai, occorre essere impegnati in processi di autonomia fondati su una visione complessiva della sostenibilità sulla scia del Parco eolico di Taranto.

Anche Martina Franca lavorerà per dare una risposta all’importante fabbisogno energetico favorendo la nascita di comunità energetiche al fine di utilizzare e produrre energia per l’autoconsumo e per diffondere maggior consapevolezza sulla sostenibilità. I benefici sono di carattere sociale, ambientale ed economico.

Don Peppino caro, Eccellenza, è per me particolarmente significativo – ed è anche motivo di gioia – che l’inizio di questo percorso amministrativo coincida con l’omaggio della Città ai nostri Santi Patroni. Rinnovare la nostra devozione ci rende ulteriormente consapevoli della nostra identità e delle nostre radici martiniane che sono sinonimo di solidarietà e di condivisione.

Questi Ceri che noi offriamo, accesi in questa Basilica, rappresentano il simbolo della nostra speranza.

Grazie di cuore a Sua Eccellenza Reverendissima monsignor Filippo Santoro, per aver condiviso con noi questo momento comunitario onorandoci con la Sua presenza che spero resti costante nella nostra città. La sua benedizione che accompagna l’inizio di questo nuovo percorso amministrativo ha per me un forte valore emozionale. Grazie di cuore a don Peppino Montanaro per la sua affettuosa vicinanza, al Comitato e a tutti coloro, religiosi e laici, per l’immancabile impegno e la puntuale dedizione nell’organizzazione della Festa dei Santi Patroni. Grazie a tutti, cittadine e cittadini, per la vostra fiducia, il vostro incoraggiamento e il vostro affetto che per me sono importantissimi. Ricambio con altrettanto affetto e con un abbraccio! Desidero fortemente concludere questo mio intervento con una richiesta, ad unirci, alla fine della cerimonia, in questo Monumento di Pace Unesco, in una preghiera per la nostra comunità e soprattutto in una preghiera per la pace, perché cessino al più presto le crudeltà della guerra che mai avremmo pensato di rivedere nella nostra Europa. Buona Festa di San Martino e Santa Comasia a tutti.