Covid-19 mascherine. Tutto quello che c’è da sapere: quali, come e perché

Questo è il tempo in cui un Virus ha messo in ginocchio l’Italia intera ed il mondo, costringendoci a lottare, restare chiusi, adattarci, reinventarci e resistere.

Questa rubrica sarà volta a chiarire alcune delle domande che tutti quotidianamente si pongono, dalle problematiche sociali a quelle sanitarie, riportando informazioni scientifiche senza cadere nelle centinaia di bufale che il web propone.

In questo primo report verranno descritte le caratteristiche tecniche, i requisiti essenziali microbiologici, le tipologie di mascherine ed il perché esse vanno utilizzate.

Gennaio 2019: un nuovo coronavirus causante gravi malattie respiratorie e strettamente correlato alla SARS-CoV, chiamato SARS-CoV-2, viene isolato per la prima volta nella città di Wuhan, nella provincia di Hubei; il virus appartiene al genere β-coronavirus della famiglia Coronaviridae che mostra un’identità genomica del 96% con un pipistrello (affronteremo anche questo argomento in futuro). In poco tempo la sua rapida diffusione e l’elevata contagiosità così come la mancanza di farmaci, vaccini e dispositivi medici porta l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a definire lo stato di Pandemia. Non resta che ovviare alla protezione personale e del prossimo attraverso l’uso di mascherine: dispositivi di protezione.

Ad oggi in commercio ne esistono di 3 tipi:

  • La versione  chirurgica: protegge principalmente gli altri da noi se infetti.
    Si tratta di quelle che vengono utilizzate principalmente dai medici in sala operatoria ma anche da chi, affetto da qualsiasi patologia. La loro validità infatti sta nel trattenere le particelle (di saliva) che possano arrivare in contatto con altre persone. Pertanto vanno indossate da coloro i quali sono risultati positivi al Covid-19 manifestando o meno i sintomi. Dopo un paio di ore diventano umide e non possono essere riutilizzate in teoria, ma la carenza di esse ad oggi, comporta la possibilità di sterilizzare con alcool (75-90%) e riutilizzarle.
  • Ffp2 e Ffp3 filtranti l’aria inspirata ed espirata.
    Le mascherine Ffp2 ed Ffp3 hanno una duplice valenza, proteggono chi le indossa dagli agenti esterni e le persone che entrano in contatto con i portatori di un virus. Secondo l’Oms le prime (Ffp2) filtrano oltre il 92% delle particelle in sospensione, le seconde, invece, ovvero le Ffp3, arrivano a valori uguali o superiori al 98%. In questo momento di crisi, esse sono indirizzate al personale medico-sanitario, sottoposto ad un rischio di contagio maggiore.
  • Le mascherine anti-inquinamento sono le più vicine, per conformazione ed efficacia, a quelle usate dal personale medico-infermieristico (Ffp2 ed Ffp3) in quanto presentano le stesse caratteristiche per filtrare l’aria inspirata ed espirata e dunque proteggere dalle polveri sottili.

Tutte le categorie su elencate, in questo momento sono introvabili, pertanto molti hanno adottato dei rimedi casalinghi che possono sicuramente isolare naso e bocca ma non proteggerci, alla stregua dei dispositivi ufficiali.  Utilizzare una sciarpa doppia, o una mascherina fatta artigianalmente con carta da forno, lenzuola ritagliate, maglie, filtri improvvisati è dunque la stessa cosa, in casa non solo non abbiamo la possibilità di effettuare i test microbiologici opportuni ma neanche di avere a disposizione materiali idonei alla produzione secondo normativa CE vigente.

A tutt’ oggi la normativa prevede che una mascherina per essere conforme deve fermare almeno il 95% dei microrganismi che diventa il 98% per gli operatori sanitari. Le tipologie di test che vengono eseguite per approvare o meno la loro conformità sono quattro.

  1. Il primo test, serve per misurare l’ostacolo alla respirazione della persona che la indossa, per motivi di comfort;
  2. Il secondo test invece serve per capire la capacità della mascherina di filtrare i batteri;
  3. Nella terza verifica, invece, la mascherina viene immersa in una soluzione specifica per valutare la carica di microorganismi totali che possono svilupparsi sul materiale nel tempo ed è il test più lungo (circa 1 settimana);
  4. Infine, viene valutata la resistenza della mascherina agli schizzi di sangue sintetico, a tre livelli di pressione.

La migliore arma che abbiamo è restare a casa ed affidarci alla medicina e alla scienza: uniti torneremo più forti di prima.


Ho deciso, di affrontare questo argomento, sia per le numerose domande che mi sono state rivolte a riguardo: come produrle in casa, quali acquistare, come funzionano, chi deve utilizzarle e la loro durata nel tempo e sia perché sono impegnata come volontaria nel progetto che prevede i test di validazione delle mascherine chirurgiche presso il laboratorio di emergenza allestito dal Policlinico Sant’Orsola e dall’Alma Mater di Bologna che sta lavorando senza sosta, dalle 9 del mattino alle 8 di sera con lo scopo di immettere sul mercato e/o donare alle strutture sanitarie, l’unico alleato di protezione ad oggi realmente disponibile.

Emanuela Saracino – Ricercatrice CNR