Covid-19: ecco l’identità del nostro nemico comune

I virus Corona sono una grande famiglia di patogeni responsabili principalmente nell’uomo di malattie del tratto respiratorio superiore moderato. Nel 21° secolo, sono stati tre i virus che nonostante abbiano avuto origine da diversi serbatoi di animali hanno causato gravi malattie a trasmissione globale.

  • Pericolose complicanze sono state infatti registrate da SARS (sindrome respiratoria acuta grave), emersa alla fine del 2002 e scomparsa nel 2004;
  • il MERS (sindrome respiratoria del Medio Oriente), emerso nel 2012 e tutt’ora presente con una mutazione specifica tale da infettare i cammelli;
  • e il COVID-19, che è emerso nel Dicembre 2019 dalla Cina, ed è poi arrivato in Italia, costringendo l’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) a dichiarare lo stato di pandemia nel Marzo 2020. Il peggior nemico dell’uomo in questo particolare momento di storia, è risultato essere COVID-19.

Ma qual è il meccanismo di infezione del virus?

La probabile origine zoonotica del COVID-19 proveniente dai mercati di carne cinese è l’ipotesi più diffusa, i primi rapporti hanno identificato due specie di serpenti che potrebbero essere un possibile serbatoio del COVID-19. L’analisi della sequenza genomica di COVID-19 ha mostrato l’88% di identità con due coronavirus gravi simili alla sindrome respiratoria acuta derivati ​​da pipistrelli, indicando che i mammiferi sono il legame più probabile tra COVID-19 e l’uomo. I primi casi sull’ uomo sono stati segnalati a dicembre 2019. Al 2 gennaio 2020, 41 pazienti ricoverati erano stati classificati come affetti da infezione COVID-19 confermata in laboratorio, meno della metà di questi pazienti aveva patologie di base, tra cui diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari.

Generalmente i sintomi dell’infezione da COVID-19 compaiono dopo un periodo di incubazione di circa 5 giorni e possono essere in media incubati fino ad 11/14 giorni, sebbene siano stati segnalati periodi di incubazione maggiori nei giovani

I sintomi più comuni all’inizio della malattia di COVID-19 sono febbre, tosse e affaticamento, mentre altri sintomi includono produzione di espettorato, mal di testa, emottisi, diarrea, dispnea e linfopenia. Ad oggi, la trasmissione da persona a persona avviene principalmente attraverso il contatto diretto o attraverso le goccioline che si diffondono tossendo o starnutendo da un individuo infetto; non c’è alcun allarmismo ad oggi per l’arrivo dell’estate e della possibile diffusione e trasmissione della malattia per via ematica attraverso le zanzare.

La letteratura scientifica dimostra che il COVID-19 infetta le cellule umane attraverso una struttura sulla sua membrana esterna (porzione RBD); essa è stata ampiamente studiata e rappresentata, ma non è ancora noto come possa cooperare con il sistema del complesso renina-angiotensina umano, i cui recettori bersagliati sono quelli dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE-2). Tuttavia, non è ancora chiaro come il virus induca realmente la malattia nell’uomo. A tal proposito, mentre si cerca ancora il miglior farmaco e cura, è ancora aperto un dibattito tra gli scienziati relativo all’impiego di farmaci già esistenti in commercio per altre patologie e che potrebbero da una parte inibire l’aggancio del virus al recettore, dall’altro indebolire ulteriormente il sistema immunitario proprio agendo sui recettori succitati. In via di sperimentazione sono infatti altre categorie di farmaci, tra cui antivirali (lopinavir/ritonavir), antimalarici ed antireumatici (clorochina e l’idrossiclorochina).

Non ci resta ora che aspettare la fase II, aspettare l’immunizzazione, aspettare le case farmaceutiche e riprendere la nostra vita a piccole dosi, con tutti gli accorgimenti e le precauzioni raccomandate dagli esperti e con la consapevolezza che qualcosa è cambiato e che spesso l’uomo per quanto grande può esser fermato da qualcosa di molto più piccolo di lui, invisibile ma con un’armatura resistente che solo insieme possiamo abbattere.

Emanuela Saracino – Ricercatrice