Angelini ancora una volta fuori dal Consiglio provinciale, il suo sfogo sui social

Vincenzo Angelini

Lo sfogo di Vincenzo Angelini, ancora una volta rimasto fuori dal Consiglio provinciale.

Un ottimo risultato (4119 voti ponderati), ma veramente per un pelo non è bastato.
Peccato, perché con un solo voto in più Martina avrebbe continuato ad avere la sua rappresentanza in Provincia, ma chi fa politica sa che queste cose possono accadere.
So di aver lavorato alacremente in questi mesi per il territorio di Martina Franca e questo mi fa stare con la coscienza tranquilla: è già arrivato qualche risultato importante (il progetto di circa 9.000.000 di euro per la S.P. 53 Martina – Mottola), qualcun altro arriverà in Primavera, quando inizieranno i lavori sulla S.P. 58 con la realizzazione del ponte e poi sulla Martina – Crispiano.
Mi auguro che proseguano anche i lavori appena iniziati presso la scuola Leonardo Da Vinci e che vengano avviati quelli che erano previsti per il Liceo Tito Livio.
Ringrazio chi ha avuto a cuore il futuro della città e, per il bene collettivo, ha superato anche qualche divergenza politica.
Penso che sia doveroso fare i nomi e riconoscere loro il giusto apprezzamento, perché i cittadini devono sapere chi ha votato a favore della città e chi contro.
Ringrazio quindi Marianna Maggi, Angelita Salamina, Alba Lupoli , Arianna Marseglia , Vito Cramarossa , Anna Lasorte, Maria Marangi,
Paolo Vinci e Franco Ancona.
Per quanto riguarda gli altri, ossia coloro che hanno preferito fare una scelta diversa, mi permetto di registrare un semplice dato: in tanti muoiono dalla smania di fare i sindaci (ce ne sono almeno 4 o 5), ma alla prima occasione utile hanno servito la pugnalata alla città, che loro stessi dicono di voler governare.
C’è chi parla di quarantenni, chi si chiede dove sia finita questa generazione, chi parla di movimenti civici a destra e a manca (movimenti che dovrebbero nascere con l’unico intento di procurare del bene alla città), ma poi, all’atto pratico, sono stati tutti pronti ad alimentare la faziosità, perdendo di vista l’interesse collettivo.