Il MuBa deve guardare al modello dei Musei Vaticani – Lo Stradone

Il MuBa deve guardare al modello dei Musei Vaticani

Un percorso espositivo ricco di storia e di bellezza che raccoglie collezioni di arredi liturgici di altissima fattura e documenti di storia, ora fruibili in esposizione museale.
Il Museo della Basilica di San Martino ha ufficialmente spalancato le sue porte, dopo l’apertura ufficiosa della scorsa estate grazie alla quale numerosi visitatori hanno già potuto apprezzare le bellezze custodite nel MuBa, all’interno di Palazzo Stabile, nel centro storico di Martina Franca e a ridosso della splendida Basilica di San Martino.

“Una Basilica bellissima”, ha detto Barbara Jatta, Vice Direttore dei Musei Vaticani: “un museo moderno realizzato con dei parametri e dei criteri da museo contemporaneo, allestimento ineccepibile sia dal punto di vista conservativo che da quello della disposizione con molta varietà di opere, dalla quadreria, ai paramenti, all’iconografia e agli oggetti liturgici. Il turismo legato alla tradizione e soprattutto alla tradizione religiosa – ha detto ancora Barbara Jatta – è la chiave vincente della Puglia, come lo deve essere anche in altre zone di Italia”.

La proposta culturale del MuBa nasce dalla collaborazione tra la Coop.Teuthra e Swapmuseum che scaturisce dall’utilizzo dell’arte come strumento didattico e formativo per educare e appassionare grandi e piccini al patrimonio culturale e alla storia del territorio.

“È un grande servizio alla cultura in generale – ha detto l’Arcivescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro – all’arte e anche alla fede, perché nel MuBa si uniscono le testimonianze della storia, della tradizione e della vita. È una ricchezza per Martina Franca e per l’Arcidiocesi di Taranto, ma è anche una testimonianza di come sia possibile, attraverso l’impegno di Don Franco Semeraro, non disperdere un patrimonio e renderlo fruibile da parte della gente, lasciando una traccia positiva e costruttiva anche in tempi di crisi”.

Il MuBa arricchisce il sistema dei musei che, all’interno della Diocesi, vede come capofila il MuDi, Museo Diocesano di Taranto. “I due musei sono legati da un intreccio tra fede e cultura, arte e bellezza – ha detto ancora Mons. Santoro – perché la bellezza è essenziale per avvicinarci a Dio e ci spinge a impegnarci nel quotidiano per valorizzare il passato, per vivere bene il presente e per avere speranza nel futuro”.
Numerose le opere custodite all’interno del MuBa tra cui anche un reliquario di Santa Martina che nel 1700 fu dichiarata patrona minore di Martina Franca. Sembra che Santa Martina fosse invocata contro i fulmini e contro i terremoti. Si ricorda un grande terremoto che distrusse mezza Massafra e allora i martinesi si rivolsero a Santa Martina e la città rimase indenne, per cui Innico Caracciolo donò alla collegiata questo spettacolare reliquiario.

Una storia particolare è legata a un anello che Paolo VI , il 7 dicembre 1965 alla fine del Concilio, regalò a tutti i vescovi che vi parteciparono e di Martina Franca c’erano addirittura tre vescovi: Motolese, Semeraro e Margiotta, con quest’ultimo che risulta essere proprietario dell’anello.

o.cri.