La distorsione della caviglia, uno dei traumi più diffuso e frequente

La distorsione di caviglia è un trauma frequente e diffuso negli sportivi e nella popolazione attiva. Può comportare distrazioni, micro-lesioni o lesioni parziali e totali delle strutture legamentose. A seconda del quadro clinico è necessario adottare approcci e interventi diversi. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, rimane un infortunio che non implica conseguenze importanti nella funzionalità motoria, e spesso non necessita di imaging (esami diagnostici strumentali) o di approfondimenti specialistici.

Ci sono parecchi legamenti nella caviglia che possono essere coinvolti, ma i più comuni sono quelli che connettono il perone (dal malleolo laterale) all’astragalo (osso del piede) o al calcagno (osso del tallone). Questi si trovano nella parte laterale del piede, e sono chiamati in causa nel mantenere la stabilità della caviglia in supinazione/inversione (movimento del piede verso l’interno) nel quale avvengono la maggior parte dei traumi. Quando è questa la parte colpita, il recupero è abbastanza veloce (qualche settimana) e le conseguenze a lungo termine sono lievi.

È opportuno, però, prendere in considerazione delle precauzioni volte a velocizzare la guarigione e ad evitare conseguenze peggiori. Inizialmente è bene applicare crioterapia (ghiaccio in maniera alternata è la pratica più usuale) in modo da tamponare un’eventuale emorragia. Allo stesso tempo una lieve compressione eseguita con un bendaggio, può migliorare i sintomi e ridurre la mobilità articolare. L’elevazione dell’arto, inoltre, serve a evitare che i liquidi si accumulino nella parte distale, per gravità. A differenza delle linee guida trascorse in cui si consigliava riposo assoluto, si è valutato che un’adeguata mobilizzazione accelera il recupero, anche se svolta precocemente.

Fisioterapia e rieducazione funzionale mirata al recupero dell’attività motoria, aiutano a velocizzare ed indirizzare il decorso successivo

L’iter cambia quando si sospettano lesioni legamentose più importanti, che coinvolgono l’apparato superiore (tra tibia e perone), con conseguenti quadri clinici severi, seppur meno frequenti. Più rare sono anche le fratture ossee, lesioni tendinee e le complicanze ematologiche (dovute all’ accumulo ed incameramento di liquidi), che meritano sicuramente una valutazione più approfondita, anche con esami diagnostici strumentali (RX, RMN, ecografia). Queste possono evolvere in interventi diversi, tra cui quello chirurgico.

È importante, in qualsiasi caso, rivolgersi a un professionista del settore, in modo da valutare ed impostare un percorso adeguato.


Studio di fisioterapia di Antonio Pulito

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